Gli accertamenti fiscali anche senza gravi indizi di evasione

Gli accertamenti fiscali anche senza gravi indizi di evasione

L’Agenzia delle Entrate, secondo una recente ordinanza della Corte di Cassazione (la n. 8266 del 2018), può procedere con accertamenti bancari e verifiche sul conto corrente bancario di un professionista anche qualora non ci siano gravi indizi di evasione fiscale e non è obbligata a motivare i motivi delle indagini bancarie. Il caso è stato chiarito dopo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate in Cassazione sul caso di un professionista che possedeva due partite iva, una da avvocato e una da ingegnere. Le due partite IVA, secondo l’Agenzia delle Entrate e la Corte di Cassazione, sono un motivo sufficiente a giustificare le indagini fiscali.

Secondo la norma e la prassi, i prelevamenti possono essere considerati ricavi soltanto per i contribuenti configurati come imprenditori, non anche per i lavoratori autonomi, mentre i versamenti possono essere configurati come una maggior disponibilità reddituale per tutti i contribuenti, quindi anche per i lavoratori autonomi titolari di partita iva. La fine dell’era del segreto bancario e l’introduzione di ulteriori normative sulla trasparenza sono i principi che hanno guidato la Corte di Cassazione nell’emanazione della sentenza.  

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Michela Meloni
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Michela Meloni si occupa di editoria (LaPiccolaVolante Ed.), comunicazione pubblicitaria e redazione di articoli web oriented. Ha una laurea specialistica in editoria, giornalismo e nuovi media. Collabora con diverse web agency e scrive di libri sul sito Mangialibri.com.

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