Appalti: i dipendenti pregiudicati non bastano a macchiare il nome di un’impresa
Le ultime notizie dal fronte appalti, grazie alla sentenza n. 3138/2018 del Consiglio di Stato, si riferiscono all’impossibilità di escludere un’impresa da un appalto pubblico qualora si trovino a lavorare al suo interno dei pregiudicati. La sola presenza di dipendenti pregiudicati infatti non basta da sola a provare l’infiltrazione mafiosa nell’azienda, questo invece sì motivo di esclusione dagli appalti pubblici.
Secondo i giudici infatti non è un automatismo la presenza di pregiudicati o persone dedite ad attività criminale, a meno che con successive indagini non risulti che la quantità di pregiudicati o lavoratori con la fedina penale non immacolata siano indicativi di un sistema distorto di assunzioni e possano quindi inquinare e nuocere alla gestione dell’impresa nel suo complesso. La sentenza in oggetto fra l’altro si riferiva a una società di gestione di rifiuti in cui nell’appalto stesso aveva obbligo di riassunzione o comunque riassorbimento dei dipendenti della ditta uscente dall’appalto, ulteriore motivo per slegare le attività dell’impresa dalle persone che vi lavorano.
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